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Programma/Invito

Due momenti del Convegno del 6 maggio 2009

da sx On. Mariastella Gelmini, Mario Alì e Piero Angela

Piero Angela

 

“UNIVERSITÀ E RICERCA”


Ha avuto luogo il 6 maggio 2009, presso l’Accademia dei Lincei, il Convegno “Università e Ricerca” organizzato dalla SIPS in collaborazione con l’Accademia dei XL, svoltosi sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della “Fondazione Cesalpino”e con il contributo del Ministero dei Beni Culturali.
Il saluto di accoglienza è stato rivolto dal Presidente dell’Accademia dei Lincei, Prof. Giovanni Conso. Il Capo dello Stato ha inviato un messaggio che è stato letto dal Presidente della SIPS, Prof. Luigi Maurizio Cumo all’apertura dei lavori: al termine, un sentito applauso di consenso e ringraziamentoha accolto le espressioni del Presidente della Repubblica.
Ha partecipato il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, on. Mariastella Gelmini, che ha presenziato all’intero svolgimento dei lavori prendendo la parola al termine. La programmata Tavola rotonda è stata coordinata dal prof. Francesco Balsano, vice presidente della SIPS. Hanno relazionato il prof. Andrea Cammelli, dell’Università di Bologna, presidente del Consorzio interuniversitario Alma-Laurea; il prof. Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze; il prof. Paolo Bianco, professore ordinario di anatomia patologica presso l’Università di Roma1; il dott. Mario Alì, direttore generale del MIUR, il prof. Vincenzo Cappelletti, presidente della Società italiana di storia della scienza; il prof. Piero Angela, docente e giornalista scientifico. Il prof. Pietro Schlesinger, ordinario di diritto civile presso l’Università cattolica di Milano - impedito a partecipare - ha inviato un suo scritto. È seguito un dibattito con interventi di Avveduto, Santi, Cavazza, Orlandi, Bernardini.
Nel suo intervento conclusivo, il Ministro ha illustrato l’azione del Governo riguardo alle università italiane e alla ricerca, le prospettive e le iniziative programmate (tra cui la realizzazione del G8 delle Università e del G8 degli Enti di ricerca) e gli orientamenti riguardanti l’esercizio della delega per la nuova disciplina del diritto allo studio (ricondurre il sistema alla centralità dello studente); la riqualificazione della spesa spostandola dai costi fissi (90 università, 230 sedi; 5.100 insegnamenti) agli investimenti in ricerca; la nuova regolamentazione della valutazione (Agenzia della valutazione); la promozione delle sinergie tra università e impresa; la riforma del reclutamento dei docenti; il ruolo “forte” del Rettore; l’incremento della mobilità dei ricercatori e docenti; il riconoscimento dei titoli scientifici e didattici conseguiti all’estero, per valorizzare le prospettive del SER (Spazio Europeo della Ricerca); il potenziamento della ricerca internazionale, anche oltre l’ambito dell’Unione; il nuovo Piano
nazionale della ricerca; il reclutamento di 4000 nuovi ricercatori; i grandi progetti scientifici, tra cui il Progetto Montalcini; la Carta dei ricercatori.
I lavori del Convegno - vale a dire le relazioni ed il dibattito che ne è seguito, e l’intervento dell’on. Ministro - hanno visto in generale una decisa convergenza sulla necessità di potenziare il sistema italiano della didattica e della ricerca onde consentire ad esso di non recedere dalle posizioni di punta che pur ha ricoperto nei decenni precedenti e tuttora ricopre in svariati settori (tra cui la fisica delle particelle, la ricerca bio-genetica e neurologica, ed altri).
Le sfide della competitività internazionale impongono, tuttavia, di non limitarsi al mero mantenimento degli standard attuali. Prioritaria si evidenzia la necessità di ampliare il bacino di accesso alle università, atteso che, nell’arco di poco più di venti anni, la potenziale popolazione neo-universitaria (vale a dire quella dei diciannovenni italiani) si è ridotta del 42 per cento; considerando anche che solamente il 17 per cento degli italiani consegue un’istruzione di “terzo livello”, a fronte del 41 per cento della Francia e del 54 per cento del Giappone.
In un contesto di scarsità di risorse economiche è imprescindibile l’azione di ottimizzazione della spesa ordinaria delle università, ricordando come la frammentazione di sedi è un serio ostacolo alla riqualificazione della spesa e non obliando, peraltro, che la spesa italiana per l’istruzione di “terzo livello” si colloca, comunque, ai livelli più bassi in Europa o che la spesa nazionale per ricerca e sviluppo - in termini monetari assoluti e per numero dei ricercatori - corrisponde tuttora alla metà di quella francese.  La necessità di incrementare il numero dei ricercatori all’interno del sistema scientifico
nazionale va accompagnata da misure e prassi di qualificazione dei sistemi di valutazione della produttività scientifica “quantitativa” e “qualitativa” sia ai fini dell’accesso che della progressione delle carriere: ben sapendo, peraltro, che il ricorso all’elezione dei valutatori non assicura di per sé la qualità né la terzietà dei giudizi. Bisogna, altresì, tener ben presente che l’elevato numero di giovani ricercatori italiani attratti e valorizzati dai laboratori esteri è di per sé indice del gap di competitività che presentano svariate strutture scientifiche nazionali: perciò occorre migliorarne l’attrattività anche perché possano attirare i giovani ricercatori stranieri in un contesto di concorrenza intellettuale internazionale, così come praticato da altre università europee. La situazione di esodo “forzoso” dei ricercatori italiani è stata rappresentata sinteticamente dal giudizio espresso da alcuni illustri scienziati europei -citati nel corso dei lavori secondo cui “l’università italiana lavora per l’emigrazione dei cervelli”.
Occorre ripartire dalla qualità dei licei. Elevare i criteri di selezione dei ricercatori docenti induce ad adottare anche in Italia, ad esempio, il divieto di partecipare ai concorsi a ricercatore nella sede dove si è svolto il dottorato di ricerca. Ma più in generale occorre realizzare una politica complessiva più “reattiva” per marcare una significativa presenza della ricerca italiana all’interno del SER (Spazio Europeo della Ricerca), per una circolazione effettiva del sapere e dei ricercatori, per una partecipazione
attiva alla strategia di Lisbona, alle iniziative del 7° Programma Quadro della ricerca scientifica e tecnologica, al varo delle Iniziative Tecnologiche Congiunte.
Ed, infine, se si vuole il rientro effettivo dei cervelli occorre creare strutture appetibilie risorse per ospitarli.
I ricercatori italiani sono noti ed apprezzati all’estero: tuttavia -come è stato più volte rilevato- il Paese tende ad occuparsi più di “piedi” (quelli del “calcio”) che di “cervelli”.
In una Società che invecchia (in Italia i pensionati nel 1963 erano tre su 10 occupati; oggi i pensionati sono 7 su 10) le soluzioni non possono che passare tramite la cultura della “conoscenza”.
Occorre, quindi, importare cervelli, non solo braccia o piedi: in altri termini, bisogna fertilizzare l’industria della ricerca, soprattutto quando ci sono le condizioni politiche per imporre oltre che promuovere il riconoscimento del merito.
In un’ottica ulteriormente prospettica, necessita riprendere coscienza che la riforma dei percorsi formativi delle università nell’ambito dell’Unione Europea (l’università professionale del 3+2) avrebbe dovuto collocarsi attorno all’università scientifica - quella deputata all’elaborazione e alla trasmissione del pensiero critico- e non sostituirla, come è avvenuto di fatto. Le Università e le Accademie, reciprocamente collegate, dovrebbero vedersi riconosciuto e tutelato -al di là delle istanze del “mercato”, che pur non vanno disattese- il ruolo di istituzioni deputate all’assolvimento della funzione conoscitiva: funzione che esse svolgono in prospettiva “transgenerazionale” nell’interesse più generale del Paese e per la costruzione di una “cittadinanza europea” fondata sui “valori” e non solo sugli “interessi”.

ENZO CASOLINO